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Recensione del libro del mese di giugno 2025

Un bellissimo romanzo in cui l’autore unisce ad una grande capacità di scrittura e di movimento tra generi diversi, un’ abilità nel caratterizzare i personaggi, soprattutto quelli femminili.
Dolores è la protagonista della storia, la sua storia, che ci racconta lei stessa in un lungo monologo. Lo fa con un linguaggio sgrammaticato e un po’ sboccato che ci permette di entrare meglio nel suo personaggio: una donna semplice, ma molto sensibile e intelligente.
Ci troviamo in un commissariato di polizia perché è accusata di aver ucciso la donna per cui lavorava da più di 40 anni, ed è proprio attraverso il suo racconto/confessione che siamo catapultati nell’America rurale degli anni ’60.
E’ un libro di denuncia, di sopraffazione, di violenza domestica ma è anche la storia di un rapporto tra due donne così diverse da arrivare ad assomigliarsi. Vera Donovan, l’altra donna, è la ricca signora con cui Dolores ha condiviso gran parte della sua vita, nel bene e nel male. Il loro rapporto raggiunge delle vette davvero commoventi (un episodio emblematico è quando si stringono nel letto di Vera per scacciare i propri fantasmi).
E poi c’è Dolores madre. Quella disposta a tutto per dare ai suoi figli una vita diversa dalla sua e per proteggerli da un padre violento e ubriacone che non rispetta niente e nessuno.
Anche nel passato di Dolores c’è un padre violento che picchiava sua madre, ma Dolores figlia pensava che questo facesse parte dei doveri di un uomo, per rimettere sulla retta via moglie e figli. A quei tempi la chiamavano “correzione casalinga”. Nel momento in cui diventa madre la sua visione cambia radicalmente.
C’è tutto questo e molto di più in questo romanzo.
C’è la vita con le sue contraddizioni, le sue sfumature, che vanno al di là del bene e del male.
E c’è l’eclissi di sole del 20 luglio 1963 che ha un significato molto importante.
Forse il suo essere ancora molto attuale rende il romanzo così coinvolgente e toccante.
“Certe volte fare la carogna è tutto quello che resta a una donna”.
Recensione a cura di Lorella Cantusci

