BIBLIOTECA DI GUIDIZZOLO – Eugenio Trías – spagnolo – Límite – limite


È normale pensare a “limiti” che ci restringono, o che come ostacoli ci stimolano e suscitano la necessità di superarli, o di trasgredirli; così si è pensato normalmente a questo concetto, da Fichte e Schelling a Bataille, da Hegel a Lacan.

È molto diverso, invece, pensare al limite attraverso il concetto romano di limes: spazio che può essere abitato; nel quale si può vivere e convivere. Spazio, quindi, affermativo.

Il limite possiede aperture, porte. Ritrovo in molti testi un richiamo archeologico: il concetto di limite nella fondazione delle città, secondo il rito greco-romano. Il tracciato di limiti che implicava l’aprire un solco nella circoscrizione urbana per la costruzione muraria, ma sempre lasciando aperto uno spazio per le porte della città.

Il limite produce varchi di comunicazione. Apre spazi di viabilità. Ha una valenza ermeneutica. Si trova sotto la protezione di Hermes, il dio delle strade, delle vie di accesso a saggezze arcane, il dio che conduce persino ai misteri della morte.

Il limite è, sempre, una realtà ambigua nella quale ciò di cui il limite è limite si contagia e si contamina di un “oltre” che lo determina da dentro. Basta pensare alla riva del mare, o alla frontiera di un paese o di un territorio, o al contorno di un oggetto, o alla pelle del corpo, o alla facciata di una casa..