BIBLIOTECA DI BOZZOLO – Maylis De Kerangal – francese – Étranger – straniero

Mi piace che questa parola designi uno spazio e caratterizzi un essere, un oggetto, una lingua. Credo che il mio desiderio di scrivere possa accendersi soltanto perché penso al libro futuro come a un oggetto, o a un luogo, che mi è estraneo. È perché quest’oggetto non lo conosco, perché mi manca, che la scrittura si mette in movimento. Ed è quindi un impulso, uno slancio, come se scrivere equivalesse ad “andare all’estero” (in francese aller à l’étranger, NdT), raggiungere un mondo in cui sarò, all’inizio, straniera. In questo senso induce immediatamente l’idea di movimento.
Il concetto di étranger nel significato di ‘estraneo’ interviene spesso in modo tangibile nel motivo del libro, nell’idea che l’argomento del mio lavoro mi sia estraneo – per esempio, costruire un ponte, o trapiantare un cuore. Scrivo allora per conoscere qualcosa che ancora non so, o che ancora non so di sapere.
Lo straniero porta con sé l’idea di frontiera e di riva, è un valore immediatamente politico e una delle figure essenziali dell’alterità.
Ma laddove straniero trova la sua eco più forte è nella lingua, nella scrittura. In un certo modo ho la sensazione di tradurre a ogni libro la mia stessa lingua, di andarmi a collocare in una lingua straniera – che posso manifestare o inventare come si dà nuova vita a una cosa che giaceva lì, disattivata, come si inventa una scoperta archeologica.