BIBLIOTECA DI GONZAGA – Thorarinn Leifsson – islandese – Kaldakol – Rovina


Un famoso mito greco racconta di Icaro che si librò in volo con un paio di ali fabbricate dal padre con penne e cera. Il giovane non prestò ascolto agli avvertimenti e si avvicinò troppo al sole, per questo la cera si sciolse e il povero Icaro precipitò verso la morte, in caduta libera verso la rovina. Sui dizionari islandesi kaldakol(che letteralmente corrisponde a ‘braci fredde’, NdT) indica uno stato di distruzione improvvisa quando qualcosa va in malora, e si impiega per esempio per i ruderi delle case abbandonate o per il fuoco che si estingue nel camino. Per me la parola ha un fascino particolare, lo stesso di un buon film dell’orrore. Scivola sulla lingua come una cantilena ed è al contempo fredda e sinistra.

Siamo caduti talmente in basso che a questo punto non possiamo che risollevarci. Rovina può descrivere l’atmosfera che regnava in Europa dopo la grande guerra mondiale o nei giorni immediatamente seguenti la crisi economica in Islanda; la gente si era arresa incondizionatamente a un destino fatale ma allo stesso tempo cominciava a intravedere la risurrezione. Inoltre il termine ha un significato particolare per me personalmente, visto che il romanzo che sto finendo di scrivere porta proprio questo titolo, Kaldakol. Vi si racconta dell’intera nazione islandese costretta a trasferirsi in rifugi di emergenza nel nord Europa in seguito a una catastrofe naturale.