​​BIBLIOTECA DI MARCARIA – Olja Savičević – croato – Kamen – Pietra


Nella mia lingua esiste un centinaio di parole per dire pietra.

Ovunque mi giri c’è pietra. La pietra ci accompagna dalla nascita alla morte, dalla casa natale alla lapide: nobiltà e miseria, cultura e barbarie, ricchezza e fame.

La casa in cui sono cresciuta l’ha edificata dalla pietra un qualche nostro avo, perché non aveva altro che pietra per farlo. Così è la maggior parte delle vecchie case dalmate: i muri portanti sono talmente spessi che ci si può sedere sulle finestre. Il nostro castello sul mare è di pietra e la nostra città è un palazzo in pietra costruito per le stanche ossa di un imperatore romano. È una buona pietra che beve il sole e offre ombra. 

Mia madre è scesa dalle montagne di pietra, coperte di neve, quand’era una ragazza con un solo desiderio: trovare una pietra calda e levigata, uno scoglio nel mare o un masso di una spiaggia su cui stendersi come una lucertola e avere sei mesi d’estate. È rimasta lì tutta la vita.

Mio marito è venuto da un’isola le cui radici sono una pietra nel mare e nostro figlio, forte, veloce e tenace, ha ricevuto un nome che viene da pietra. Su un fazzoletto di terra nel mare – un’isoletta vicino a un’isola – vivono scalpellini e scultori che dalla pietra plasmano figure di persone, animali, idee. E sull’isola vicina – dicono – c’è la pietra migliore del mondo: la Casa bianca è stata fatta con la pietra dell’isola della Brazza. Sulla terza isola – più a nord nel mar Adriatico – per la prima volta è stata scritta una parola nella nostra lingua, incisa su una tavoletta di pietra.

Sono arrivati eserciti che hanno portato via tutto, anche le foreste, e dopo le foreste è scivolata via con la pioggia anche la terra, ma è rimasta la pietra, materiale prezioso per i palazzi imperiali e presidenziali, per le porte dei re, per le strade lastricate lucide delle città – una pietra che non si poteva mangiare.

Con quella pietra gli uomini hanno eretto muretti a secco, cinte e barriere, che liberano appezzamenti di terra o chiudono il mare in bacini, e la pietra ha dato loro il cibo: vino e olio, fichi, sale. Città, porti…

La pietra era un giocattolo gratuito e un’arma sempre disponibile. Era buona o cattiva, a seconda della mano che la teneva.

Gli uomini hanno cambiato la pietra con le loro mani, ma la pietra li ha cambiati, lasciando loro qualcosa della natura della pietra.

Per questo nella mia lingua c’è un centinaio di parole per dire pietra, dalle grandi rocce ai sassolini più piccoli: griža, mrkenta, seka, greda,red, babulj, bovan, imenjak,kamenica, plovućak, kamik, piljak, tupina, lapor, kamičak, šljunak, šoder, saplun, oblutak, ćulak, šakarica, krug, kremen, kremenica, tupina, smrdečac, mramorje, belutak, kongul, škriljac, siga, hripa, mejtaš, bubulj, krš, kuk, stinica, kamić, saso, škalja, fraka, bovanica, binjektaš, sasolino, žalo, cunder, sarbun, sabun, šaldoč, pržina… queste sono solo alcune.