BIBLIOTECA DI PEGOGNAGA – Laurence Cossé – francese – Jeu – Gioco


La letteratura e il reale.

Un bambino è immerso in un libro. Sembra assente, distaccato dalla vita, lontano dal mondo. Ma forse, invece, la lettura mette in gioco la sua vita. Forse una frase lo colpisce e si conficca in lui.

Sui 7 o 8 anni ho letto una frase che non ho mai più dimenticato. Era in un racconto della contessa di Ségur intitolato Ourson, “Orsetto”. La frase stava in una riga, sotto un’illustrazione. L’immagine, un’incisione di Gustave Doré o nello stile di Doré, raffigurava un giovanotto in ginocchio davanti a una fanciulla ritta in piedi. E la frase era: «Orsetto, disse la fata, io non sono Violette.

La fanciulla aveva i lineamenti di Violette, il corpo di Violette, e Orsetto, che amava Violette, vedeva Violette. Ma, diceva la frase, quella Violette non era Violette, era la fata che aveva assunto le sembianze della fanciulla e lo confessava a Orsetto.

Sarà nata quel giorno la mia attrazione per la letteratura? La letteratura sposta i limiti del reale. Va oltre le apparenze, solleva i veli. Una donna sembra una donna, ma è una fata. Un giovane ritrova la donna che ama e viene a sapere da lei che non è lei: ma allora chi è colei che egli vede? Perché non è quella che appare? Dove si trova la donna che ama?… Ma allora qualcuno può non essere ciò che sembra? Da che cosa si riconosce una persona?… E che cosa significa amare? Da che cosa si capisce che si ama? Qual è la realtà dell’amore? 
La letteratura fa giocare il reale. Così facendo, lo interroga. E, se è giusta, lo fa parlare. Non racconta storie. E’ uno specchio in cui si vede più di quello che c’è dall’altra parte, nella realtà.