BIBLIOTECA DI ROVERBELLA – Jurica Pavicic – croato – Otok – Isola | Colm Toíbín – gaelico – Oilean – Isola



Tempo fa ebbi occasione di parlare con un antropologo che qualche decennio addietro si era occupato della popolazione di Vis/Lissa, un’isola sperduta nell’Adriatico. Nell’ambito delle sue ricerche aveva intervistato gli abitanti di un paesino vinicolo all’interno dell’isola, noto come Žedna Glava. 

Fra le persone intervistate c’era anche una vecchietta di novant’anni che gli disse di non aver mai visto il mare. Pur sapendo che il mare era vicino, che gli uomini ci andavano a pescare portando dai villaggi costieri pesci, polipi e calamari, lei questo mare, raggiungibile in un’oretta di camminata, non l’aveva mai visto. 

Quando raccontai questa storia a un mio parente ittiologo, lui mi fece notare che pure certi pesci, ad esempio i ghiozzi, trascorrono il loro ciclo di vita nel raggio di pochi metri. Secondo lui, aver vissuto su un’isola pelagica senza aver mai visto il mare non è più sorprendente di altri fenomeni che invece riteniamo normali: che alcune persone non hanno mai viaggiato fuori dall’Italia o dall’Europa, o che, ahimè, non arriveranno a vedere il XXII secolo, come il sottoscritto e i lettori di questo testo. 

Vengo da un paese con circa 1200 isole, di cui poco più di 60 sono abitate. La mia famiglia è originaria di un’isola dove da bambino trascorrevo le estati, i miei scrittori preferiti sono isolani. Dall’isola guardavo le luci tremolanti e invitanti del mondo oltremare. Andavo incontro alle navi che trasportavano beni di consumo, cemento, elettrodomestici, strumenti musicali, navi che portavano via i giovani e riportavano le bare. Stando su un’isola ho capito che essa è la migliore metafora della vita. 

L’isola è un luogo inevitabilmente staccato dal resto. Dalla prospettiva dell’isola si ha la sensazione che la vita vera succeda da qualche parte altrove, poco importa se a Parigi, New York o sulla terraferma di fronte. L’isola è un punto di partenza, ma anche di approdo, per iniziare una nuova vita come nel caso del Bounty o dei fratelli Stoltenhoff che nel 1871 sbarcarono su Inaccessible lsland convinti di fare fortuna con le pellicce di foca. Tre anni dopo, demoralizzati e affamati, furono tratti in salvo da una nave britannica in missione scientifica.

L’isola è il miglior luogo per capire che ogni spazio fisico e sociale è una sorta di isola. E che intorno a ogni gruppo sociale esiste una barriera simile al mare. Questa barriera c’è, anche se non la vediamo, così come la vecchietta di Žedna Glava non ha mai visto il mare.