1. Soledad – [dallo spagnolo] – Fernando Aramburu
Soledad: Me refiero a la soledad que no pesa, a la que uno elige voluntariamente. Concibo esta soledad como un ámbito indispensable para la creación. Es el espacio al que uno se retira temporalmente para transformar en símbolos sus recuerdos, su experiencia de los asuntos humanos, sus sueños, alegrías e infortunios. De niño solía jugar a solas en una habitación de mi casa familiar. Aquella sensación de la ocupación sin compañía me vuelve a diario mientras escribo textos. Necesito la soledad como paso previo para estar con los otros y ofrecerles los frutos de mi trabajo minucioso. La soledad es también el sitio donde me pido a diario cuentas morales. Si he actuado bien o no, eso me lo digo en mis momentos de soledad. Por último, la soledad es un observatorio desde el cual contemplo el mundo. Con frecuencia, aunque haya personas a mi alrededor, estoy solo
Solitudine: Mi riferisco alla solitudine che non pesa, a quella che ci scegliamo liberamente Considero questa solitudine come un ambito indispensabile per la creazione. È lo spazio in cui ci ritiriamo temporaneamente per trasformare in simboli i nostri ricordi, la nostra esperienza delle vicende umane, i sogni, le gioie e le disgrazie. Da bambino avevo l’abitudine di giocare da solo in una stanza della casa di famiglia. Quella sensazione di essere impegnato pur senza compagnia mi ritorna quotidianamente mentre scrivo. Ho bisogno della solitudine come fase preliminare per poi stare con gli altri e offrire loro i frutti del mio lavoro minuzioso. La solitudine è anche il luogo in cui ogni giorno faccio i conti con me stesso. Se ho agito bene o no, me lo dico nei momenti di solitudine. Infine, la solitudine è un osservatorio dal quale contemplo il mondo. Spesso, anche se ci sono persone intorno a me, sono solo.
/ trad. Giovanna Melloni
2. Ensamhet – [dallo svedese] – Frederik Sjöberg
1.
Sverige är ett stort land, glest befolkat, huvudsakligen bebott av träd. Om alla vi svenskar delade dessa träd mellan oss, broderligt, lika för alla, skulle var och en av oss bli sittande med i runda tal 10 000 träd. Tio tusen.
2.
Städer har vi inte haft särskilt länge. Ännu helt nyligen bodde nästan alla svenskar på landsbygden, bland träden, och försökte odla jorden, vilket var svårt eftersom klimatet inte var det bästa. Kyla, mörker.
3.
Den sista stora svältkatastrofen inträffade 1867. Senare utvandrade var femte svensk till Amerika, och de som blev kvar på torp och gårdar, i skogen, flyttade så snart de kunde till städerna. Unga kvinnor först, sedan män.
4.
Bagaget på resan var tungt. En outplånlig känsla av ensamhet och isolering. Träden, mörkret, kölden. Svenskarnas längtan efter gemenskap – värme, ljus, kärlek – var också den mycket stark. Men hur mycket händer på hundra år?
1.
La Svezia è un paese vasto, a scarsa densità abitativa, popolato soprattutto da alberi. Se tutti noi svedesi ci ripartissimo questi alberi fraternamente, in modo equo, ciascuno di noi si ritroverebbe un numero approssimato di 10.000 alberi. Diecimila.
2.
Le città sono per noi un fenomeno abbastanza recente. Fino a non molto tempo fa quasi tutti gli svedesi abitavano in campagna, in mezzo agli alberi, e cercavano di coltivare la terra, impresa ardua dato che il clima non era dei migliori. Freddo, buio.
3.
L’ultima grande carestia si verificò nel 1867. In seguito uno svedese su cinque emigrò in America e quelli rimasti nelle fattorie e nei casolari sparsi nel bosco si trasferirono appena possibile nelle città. Prima le giovani donne, poi gli uomini.
4.
Il bagaglio per il viaggio era pesante. Un’indelebile sensazione di solitudine e isolamento. Gli alberi, il buio, il freddo. Anche il desiderio di condivisione – calore, luce, amore – degli svedesi era molto intenso. Ma quante cose succedono in cent’anni?
/ trad. Laura Cangemi

